LA TEORIA DEL TUTTO di James Marsh

teoriadeltuttoNon riesco a decidermi nei confronti de La teoria del tutto. Non so ancora dire se io lo abbia amato o no. Quei fuochi d’artificio sono un colpo basso per i finti cinici come me. Marsh è bravissimo, ti innalza il cuore così come fa con i suoi movimenti di macchina a volo sull’amore di Stephen e Jane. E’ un regista sensibile che pur accondiscendo ai desideri del pubblico, non cerca l’eccesso ma la misura delle emozioni. Il suo pudore ineccepibile è anche il limite del film: Stephen non ha ombre, e la sua relazione con Jane è condotta su un filo armonico che non concede spazio a irruenze, litigi disperati o irrazionalità. Eppure sono rimasta inchiodata allo schermo: il film ha una forza infinita, quella del suo idealismo lineare e costante; e la performance di Eddie Redmayne è uno di quei miracoli cui di rado ci è dato assistere. E infine, lo stupore della chiusa, capace di dare un senso al contempo stilistico, estetico, sentimentale ed esistenziale; per un attimo, è come se rivelasse la chiave di tutta la bellezza dell’essere.

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AMERICAN SNIPER di Clint Eastwood

sniperNon volevo aggiungere altre parole a un film così discusso, ma non ho resistito; un film stupendo che ho visto giudicare da molti nel modo più superficiale, “passaparolistico” possibile. Come si fa con tanta sicurezza a sparare le parole “reazionario, nazionalista”, quando sin dalle primissime scene Clint Eastwood ci strazia con quell’inquadratura che contiene, al suo interno, una bibbia e dei soldatini di metallo? Eccoli, gli strumenti dell’educazione di un bambino nell’America più spietata. Per me, American Sniper è una vera esperienza. Mi ha sconvolta. E’ impossibile non vedere il tormento che contiene questo film; ed è impossibile non restare meravigliati dalla sua perfetta resa formale. Quegli spazi ridotti, quella visione obbligata in un mirino. Kyle, cane da pastore obbediente e meccanico. La nevrosi del montaggio, che alterna due vite inconciliabili. La forma, da sola, contiene tutta la visione di Clint Eastwood. Combina realtà oggettiva ed orrore; lucida concentrazione e pulsioni di morte.

BIG EYES di Tim Burton

bigeyesIn una San Francisco alla “Vertigo”, Tim Burton ambienta il più hitchcockiano dei suoi film, tra cieli azzurri e paesaggi urbani iperrealisti. Big Eyes è un omaggio alla hollywood dei generi; un film dal decoupage classico, in cui le nevrosi, l’oppressione, la tristezza della condizione femminile esplodono all’interno di una metropoli con colori da candy shop. Amy Adams è meravigliosa: è tutto nei suoi occhi, nel modulare lievemente un dolore, nel trasalire d’angoscia. La sua Margaret Keane è una Marilyn Monroe muta e segreta, o una Jane Wyman immersa nella solitudine di quegli anni ’50 violenti e sessisti.

A SERBIAN FILM di Srđan Spasojević

a-serbian-film1Lontanissimo dagli horror circensi e scatologici alla “Human Centipede”, A Serbian Film è profondo, terribile e senza speranza; un’opera in cui la violenza non è affatto gratuita, che fa a pezzi l’anima dello spettatore desacralizzando le ipocrite fondamenta della nostra società e infrangendo ogni tabù – per rivelare che quegli stessi tabù sono già stati distrutti e infangati dalla vita stessa. Con una regia di grande raffinatezza visionaria ed uno sguardo filosofico che attraversa decenni di cinema rivoluzionario – da Bunuel a Pasolini – A Serbian Film è tra le opere fondamentali del cinema contemporaneo; ma nessuno sembra avere il coraggio di ammetterlo.

BELLUSCONE – UNA STORIA SICILIANA di Franco Maresco

belluscone-una-storia-sicilianaBelluscone è un film straordinario, tra espressionismo e teatro dell’assurdo. Un apologo grottesco che ritrae l’Italia con più verità di quanto abbiano fatto altri filmetti d’intento didascalico (La mafia uccide solo d’estate) e che cinematograficamente risorge dalla propria morte: è cinema che cuce frammenti, realizza un cut-up burroughsiano di stili e vicende – dai colori vivaci e pacchiani dei palchi di periferia, al b/n profondo, insondabile dei ritratti di Ciccio Mira. Tra interviste, flussi di coscienza, immagini televisive, finzioni e realtà, Maresco realizzza un film tanto comico quanto disperato, che moltiplica il senso all’infinito reiterandosi come “mockumentary di un mockumentary”. Talmente vero che non ci si crede.

IL TESTAMENTO D’ORFEO – DI JEAN COCTEAU

FIOREHo sempre amato le sequenze in reverse motion; una delle tecniche predilette da Cocteau per il suo potere poetico. Trovo che il reverse motion sia uno degli specifici del cinema, la sintesi perfetta di forma e contenuto. E’ la rappresentazione pura del desiderio: attraversare il tempo, ripercorrerlo avanti e indietro. Una passeggiata arcana ci conduce al passato per farne momento presente, assieme alla tempesta emozionale che esso comporta. Quante volte avremmo voluto dispiegare il nastro del tempo, ritrovare un momento e secluderci in esso? O semplicemente ridare vita ad un fiore morto – come ne Il Testamento d’Orfeo di Cocteau?

COLPA DELLE STELLE – DI JOSH BOONE

FAULTTravestita da teen movie arriva un’opera bella, malinconica, misurata e con un’apertura al sogno che è naturale e priva di sdolcinatezze. COLPA DELLE STELLE ha un respiro che ricorda la nouvelle vague. Spazi e sguardi sono liberi: dei personaggi vediamo le spalle, la nuca, gli occhi, le mani, mentre il mondo intorno non è costretto, limitato; è un’apertura onirica irraggiungibile. Josh Boone è bravo, tanto da far dimenticare la colonna sonora imposta dalla produzione: l’attenzione è tutta sui due meravigliosi protagonisti.