THE FIGHTERS – ADDESTRAMENTO DI VITA di Thomas Cailley

lecombaQuando lessi la trama di Les Combattants, storia d’amore che si esprime attraverso una metafora guerresca fatta di esercito, combattimenti ed ostacoli, la prima cosa cui ho pensato è stato il testo fondamentale di Denis De Rougemont, L’Amore e l’occidente, che svelava il il mito della passione occidentale: l’amore inteso narcisisticamente come autoesaltazione, amore per l’ostacolo, che sottende un amore per la morte. Per De Rougemont, l’amore secondo il canone occidentale è fortemente legato alla guerra, e mi aspettavo una ulteriore variazione di questo tema connaturato, spesso inconsciamente, alla nostra cultura e sensibilità. Mi sono invece trovata davanti ad una leggerissima parabola in cui l’esercito sembra un centro di aggregazione giovanile, un incontro di boy-scouts tra bussole, trucco mimetico e dolcetti serviti dopo pranzo. I due protagonisti, giovani e annoiati, si ritrovano immersi in un campo di addestramento militare (quasi una vacanza alternativa) spinti da motivazioni diverse: Arnaud è sentimentale e vulnerabile; Madeleine è irrigidita in un ideale superomistico. L’esercito fa da promessa di avventura e azione per le reciproche crisi esistenziali. Si potrebbe anche perdonare l’inconsistenza dell’assunto (ma non la sua triste propaganda) se il regista avesse proposto quest’ incontro d’amore tra anime diverse con un linguaggio interessante; ma il film, oltre a non rendere credibile la passione tra i due, è un esempio di scrittura sbagliata, con spunti lasciati a metà, scene inutili, elementi narrativi incongruenti. Il tutto filmato in modo illustrativo: la natura fa da sfondo, e l’addestramento di vita non è niente di più che uno svago domenicale, quasi vandalico nel bosco. Spiace vedere come al cinema si stia affermando questa tendenza antropocentrica che vede l’ambiente a servizio dei protagonisti: i due ragazzi attraversano gli spazi, acqua e terra, senza provare fascinazione nè rispetto (particolarmente sgradevole l’uccisione della volpe) in una invenzione di sopravvivenza che li distoglie dall’inanità borghese delle proprie esistenze. Come questo film abbia vinto 6 premi, tra Cannes e César, è un mistero che non riesco a spiegare. E infine: su un noto magazine cinematografico online italiano, il film è stato paragonato a Susanna di Hawks: un’assurdità di chi ha frainteso non solo l’opera di Hawks ma, in senso assoluto, significato e modi della screwball comedy.

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