VIA DALLA PAZZA FOLLA di Thomas Vinterberg

Far-From-the-Madding-CrowdVia dalla pazza folla avrebbe potuto essere, come accade di frequente, la classica trasposizione letteraria (qui da Thomas Hardy) curata quanto ammuffita: il tipico cinema storico/sentimentale in cui abbondano le solennità fotografiche, le campagne fluo al tramonto, la ricchezza dei costumi, il tutto adagiato su convenzioni registiche ormai boccheggianti. Ma Thomas Vinterberg ha un passato (e noi crediamo un presente) da innovatore, anche violento.
Il manifesto del Dogma 95, insieme a Von Trier, lo aveva definito immediatamente come giovane filmmaker animoso, eversivo, con un’idea di cinema “puro” pronto a rinascere dalla distruzione di codici artificiosi e ordinari. Un Vinterberg giovane ed estremo, che l’esperienza e gli anni hanno maturato in un regista in grado di operare all’interno dell’industria cinematografica – e dei generi, in passato ripudiati – senza rinunciare all’ideale di un’arte viva e contemporanea.
Ed effettivamente, pur trattandosi di un period piece, Via dalla pazza folla è uno dei film più vivi, palpitanti, in stretto contatto con i propri protagonisti di questo principio di stagione cinematografica. Un romanzesco al suo apice, bello come un quadro di Millais (in una rapida sequenza appare, fuggitiva, un tableaux vivant della celebre Ofelia), che però non si esaurisce nell’attenzione pittorica e fotografica.
Vinterberg dirige in modo appassionato, ma anche brutale: alterna campi lunghi (con i personaggi immersi nella campagna) a più frequenti cambi di piano sussultori, stretti avvicinamenti ai volti, una messa a nudo dei pensieri e delle emozioni dei protagonisti che è allo stesso tempo impietosa e umanista.
Il cinema di Vinterberg è vero e sincero, ed è notevole la sua capacità di dare vita a caratteri complessi, moderni, di cui percepiamo i pensieri, le lotte interiori, le debolezze e un eroismo quotidiano, silenzioso. Personaggi sfumati e dai chiaroscuri inafferrabili: se la durezza indomita di Bathsheba si incrina, l’amore devoto di Gabriel non si piega a umiliazioni.
Via dalla pazza folla è l’antitesi del film datato o polveroso: semmai, è una delle opere in cui si riceve il raro dono di sentire i personaggi respirare, talmente vicini quasi da poterli toccare.

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