THE BOY di William Brent Bell

theboyDavvero una sorpresa questo ottimo The Boy di William Brent Bell, un regista che chiaramente fa proprio il cinema del passato rileggendolo con sensibilità moderna e personale. Il film si innesta su un solco “storico” del genere, ne rappresenta un’evoluzione, e Bell è talmente bravo nel fare propri stili e immagini archetipiche dell’horror da aver reso quasi invisibile il suo lavoro reinterpretativo. E’ importante notare quanto The Boy sia un esercizio stilistico (niente affatto in senso negativo) sul cinema di Hitchcock, in particolar modo sul celeberrimo Psycho. William Brent Bell sembra averne studiato struttura, linguaggio e tecnica fino ad assimilarli in un codice linguistico proprio, che nel film viene utilizzato con naturalezza; come se l’obiettivo non fosse un passivo citazionismo, ma un processo di interiorizzazione, affinchè The Boy contenesse un “fantasma” hitchcockiano in trasparenza.

Si parta dalla struttura della casa; dalle scale, e da un certo gusto nella vertigine prospettica; dalla presenza, rapida e quasi subliminale, di inquadrature di animali impagliati; dai quadri, e dal deja-vu di sedie che si girano lentamente per rivelare un reale grottesco e deformato. Il film è disseminato di simili indizi, che rimandano all’immaginario e alle tecniche hitchcockiane. Persino il montaggio, estremamente raffinato, contiene scarti o dilatazioni temporali, secondo i procedimenti del maestro del brivido, che strutturava la paura attraverso un tempo soggettivo, più efficace nella costruzione della suspense. Ma se tutto ciò non bastasse, è impossibile non rinvenire in The Boy l’essenza del gotico americano contenuta in Psycho: i segreti di famiglia, lo stigma sociale, la pazzia, la vergogna: elementi che implodono e corrodono la cellula familiare facendola degenerare, il tutto all’interno di un edificio dalla presenza viva e inquietante.

Certo, The Boy è lontano dalla perfezione hitchcockiana, capace di trasformare la visione in trauma, e di affondare l’orrore in una riflessione psicoanalitica postmoderna; ma William Brent Bell cerca, dignitosamente, di raccoglierne l’eredità, celando nella sua casa-architettura la malattia come conseguenza sociale/familiare, e restituendoci questa riflessione attraverso i punti chiave del proprio linguaggio visivo: l’organizzazione anomala dello spazio e del tempo.
The Boy è lento, più lento di molti horror contemporanei; non camuffa la paura all’interno della velocità, ma la lascia dilatare e contrarre, attraverso l’occhio, interiore e squilibrato, della follia.

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