QUEEN KONG di Monica Stambrini

queen12Non è un corto “rivoluzionario” il ricercato Queen Kong di Monica Stambrini: il film ripropone la contaminazione tra impulsi sessuali e personificazione della “bestia” annidata all’interno dell’essere umano, un tema caro all’arte in tutte le sue espressioni: si pensi alla mitologia greca, alla pittura medioevale, alla poesia romantica; o, nel cinema, a L’uomo, la donna, la bestia di Cavallone, al Ferreri de La donna scimmia, al Gondry di Human Nature, o a Possession di Zulawski (per citare titoli noti, sebbene diversissimi tra loro).

Il film della Stambrini si inserisce nel solco dell’immaginario più libero e naturale, in cui il sesso è associato ad una brutale forza primordiale, selvaggia e senza legge; una pulsione amorale, cui solo la limitatezza della ragione può attribuire connotazioni di colpa e vergogna. Queen Kong mette a nudo l’ipocrisia di cui spesso ammantiamo il desiderio, convogliandolo verso forme d’espressione dignitose, composte, accettabili: quelle forme disegnate da società, religione, cultura. In realtà, il “vile” protagonista di Queen Kong si abbandona senza rimorso all’attacco della Creatura (impersonata da una titanica Valentina Nappi): nonostante l’abito elegante e la sua signorilità borghese, l’iniziale orrore muta in una esplosione di libido incontrollabile.

La Queen Kong del titolo emerge dai boschi, in un’atmosfera tra il gotico e la favola pastorale, e si presenta come una versione femminile dei tanti satiri della letteratura classica. Il personaggio della Nappi è una dionisiaca forza della natura; e se i satiri, dediti al piacere, venivano raffigurati con il fallo in vistosa erezione, Queen Kong ha seni enormi ed un clitoride di cinque centimetri. Il suo corpo è, ipocritamente, repulsione razionale (“mi fai schifo”, dichiara il protagonista) e allo stesso tempo irresistibile desiderio corporale. Più ancora del satiro, Queen Kong, in quanto creatura femminile, si avvicina ai misteri ed alla potenza della natura.

La Stambrini, regista trasparente e senza compromessi, mostra il rapporto sessuale attraverso primissimi piani, con abbondanza di umori e dettagli: il corpo in tutto il suo trionfo (Queen Kong) e la sua volubilità (il personaggio di Lionello). Il suo cinema è fieramente porno nell’accezione settantesca del termine, quando il genere era campo di sperimentazione estetica ed ideologica. Le immagini sono esplicite, ma la Stambrini le avvolge di mistero iniziatico. Un piccolo film libero, un racconto “morale” leggero e anti-intellettualistico, la cui ambizione non è velleitaria ma ha la forza del gesto artistico volto a rovesciare i tabù.

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