THE WITCH di Robert Eggers

witch1Robert Eggers si potrebbe definire come l’aristocratico dell’horror contemporaneo: lontano dalle mode e dalla volgarità del presente, il regista americano sceglie, à rebours, una trama “controcorrente” incastonata in una complessa architettura compositiva in cui la densità stratificata delle immagini moltiplica le suggestioni dell’esile trama.
Questa colta raffinatezza fa di The Witch un prodotto volutamente elitario – quasi un genere a sè – animato da un piacere intellettuale che è il filtro dell’opera, ma anche suo limite fruitivo.

The Witch è innanzitutto un film iconografico: la composizione dell’inquadratura, lo studio luministico, il contenuto dell’immagine recano un carico di storia e mito che pervade lo spettatore, incantandolo in un percorso tra immaginazione e memoria.
Come lo spirito malvagio di The Witch aleggia nell’oscurità del bosco, così leggende e favole folcloristiche abitano il nostro inconscio: Eggers realizza un horror psicanalitico in cui l’iconografia si lega ad un senso d’orrore rimosso e dormiente nella psiche umana.
Più junghiano che freudiano, il film di Eggers riporta alla luce gli antichi misteri veicolati dalle fiabe (soprattutto dei fratelli Grimm) attraverso suggestioni pittoriche. Tra le influenze è riconoscibile in particolare lo stile realistico, ma anche impregnato d’esoterismo, di Albrecht Dürer, il referente iconografico che informa più di ogni altro il film. Si pensi agli studi di animali del pittore tedesco – in particolare il Leprotto del 1502, il cui realismo apparente è ricreato negli inquietanti dettagli dell’incontro con la lepre; ma anche allo straordinario virtuosismo tecnico di piante e boschi, qui riprodotti con una precisione da cui spira un’aura allegorica.

Queste immagini dall’eco molteplice – realistiche e sacrali, storiche e leggendarie -vengono inserite da Eggers in un flusso sussultorio, ipnotico, modellato sull’intermittenza del sogno: The Witch è fatto di ellissi, apparizioni, lacerazioni del racconto, biforcazioni borgesiane del significato; e alla colonna visiva si aggiunge quella sonora – cori dissonanti e infernali e dialoghi in inglese arcaico – capace di imprimere un’ulteriore qualità metamorfica a ciò che vediamo.

Impressionante per l’ambizione e la cura che lo muove, The Witch è la rinnovata espressione di un cinema onirico e esoterico che trae le sue origini in Häxan (1922) di Christensen, attraverso la ieraticità di Dreyer e il rigore spirituale di Bergman. Unico filo rosso con la contemporaneità, un nuovo femminismo dionisiaco che lega la donna al segreto della natura e delle cose: da The Neon Demon di Refn a Le Streghe di Salem di Zombie (ma anche Sangue del mio sangue di Bellocchio), il cinema riscopre la donna demoniaca, liberata nel nome del sangue e delle notti di luna piena.

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