BAD MOMS di Jon Lucas e Scott Moore

badmomsHo visto Bad Moms in una sala gremita di spettatori prevalentemente giovani, del tutto coinvolti nelle vicende delle protagoniste; un pubblico (in maggioranza femminile) che ha riso in totale abbandono, pianto, e applaudito in un paio di scene, amplificando la mia esperienza in un tuffo collettivo emozionante e quasi anacronistico. La commedia popolare ha una funzione immaginaria importantissima che chiunque si occupi di cinema non può ignorare; anche se, va detto, Bad Moms diverte (molto) ma non sovverte, e tranquillizza invece di destabilizzare.

Il titolo del film di Jon Lucas e Scott Moore ricorda Mean Girls, il college movie con Lindsay Lohan, di cui sembra un aggiornamento generazionale: le protagoniste sono tre donne tra i 30 e i 40 anni alla ricerca di un nuovo modo di vivere il proprio ruolo sociale, tra compagni egoisti, assenti o inutili, ed in competizione con una mamma “popular” e tirannica. Tre figure femminili, immerse in un contesto quotidiano e familiare, che interpretano ciascuna una funzione elementare (l’equilibrata, la repressa, l’erotomane) assolvendo al bisogno di identificazione di qualsiasi spettatrice; analogamente, lo sviluppo narrativo si nutre di dialoghi che, sebbene iperbolici, nascono da una matrice di realismo.
Quella di Bad Moms è una realtà “intensificata”, trasformata in commedia corporale e slapstick, in cui lo scambio di battute brillanti accende di comicità l’osservazione sociale (“le mamme non si arrendono: arrendersi è roba da padri”). Jon Lucas e Scott Moore, sceneggiatori di Una notte da Leoni, hanno prodotto uno script inattaccabile per ritmo e humour: il loro talento è quello di saper trascinare il pubblico all’interno di un mondo “apparentemente” ribelle e scorretto, ma del tutto inoffensivo; un riso anestetico e conservatore, che eleva la nuova commedia ad organo ufficiale della società americana.

Bad Moms ristabilisce le coordinate rassicuranti della collettività senza minimamente metterle in discussione o infrangerle. E questa è sicuramente la differenza con la grande commedia dell’epoca classica, in cui il “ritorno all’ordine” dopo il momento dionisiaco (la “deviazione” del personaggio) conteneva sempre la crisi al suo interno. Si pensi a Sturges, McCarey o LaCava, autori di straordinarie commedie di raffinata allusività: nei loro film assistiamo quasi sempre ad un lieto fine apparente, in cui il sogno è incrinato, e le leggi del desiderio non corrispondono mai pienamente a quelle dell’ordine sociale. Bad Moms invece, attraverso una finta trasformazione, ristabilisce la piena autorità delle cellule su cui poggia la società americana: famiglia e istituzioni. Un’autorità al cui interno le singole esistenze sembrano ormai implementate al punto da non credere più ad alternative. Non resta che una ubriacatura per cercare una scintilla di vita.

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