THE BLIND KING di Raffaele Picchio

theblindRaffaele Picchio, per chi non conosca le disavventure del cinema di genere indipendente italiano, è noto per il film di debutto – Morituris – inizialmente bannato per la sua natura ritenuta troppo controversa e brutale; un film che invece si è scavato, proprio per il suo carattere di irriducibilità, una nicchia sempre più vasta di appassionati. Grazie ad uno sguardo oltraggioso e privo di condizionamenti, e ad una fantasia irrispettosa e cinefila (capace di fondere gore, sesso, gladiatori zombie, exploitation) Morituris si gettava alle spalle qualsiasi criterio di decenza, buon gusto o condiscendenza nei confronti dei limiti del pubblico; e segnava la necessità di una svolta all’interno di un genere cui, per troppo tempo, era mancata la vera violenza di una rivoluzione dello sguardo.
Picchio, seppur in modo rozzo e impulsivo, finalmente “sporcava” un panorama stanco, con l’entusiasmo di chi irrompe e distrugge codici ormai superati.

The Blind King è un lavoro del tutto differente rispetto a Morituris: è il progetto di un regista che ha attraversato un percorso esperienziale difficile e deve fare i conti con la realtà del mercato. Una realtà che condiziona il processo artistico, in cui Picchio vuole operare senza rinunciare alla propria sensibilità e visione più autentiche.
The Blind King lo vede maturato registicamente: Picchio non ha più l’irrequietezza caotica del neofita. La composizione dell’inquadratura è studiata con consapevolezza a fini espressivi e significanti; da irriducibile cinefilo, il regista usa la memoria cinematografica come archetipo su cui costruire immagini emblematiche.
Il film possiede una forza visiva che si esprime soprattutto attraverso quadri iconici e silenti, in cui la disposizione dei piani, l’uso della luce, la suggestione del passato si alleano per eccitare l’immaginario dello spettatore. Apprezzabile soprattutto il fatto che Picchio non eserciti il minimo virtuosismo; ogni scelta tecnica ha una sua giustificazione a livello narrativo, infatti non c’è, ad esempio, un solo primo piano usato in modo insensato o sensazionalistico.
Il montaggio, a differenza di tanto cinema italiano giovane, è calibrato nei tempi e nelle transizioni. La pulizia dell’immagine, la sua raffinata concentrazione in termini di linguaggio e messa in scena sono i (non scontati) punti di forza di The Blind King .

Picchio ha creato atmosfere di grande suggestione ed è facile riconoscere l’influenza di due tra i fantastici/horror più belli degli ultimi anni: la filastrocca malata di Babadook di Jennifer Kent e l’incanto straniante di Under the Skin di Jonathan Glazer.
Ciò che inficia The Blind King sono, evidentemente, i compromessi a livello produttivo e distributivo; la necessità di creare un film “vendibile” e quindi costretto a smussare l’ambizione ad una complessità narrativa sicuramente più elitaria, a favore di un prodotto rassicurante ed accessibile. Il film infatti perde parte della sua magia per via di una struttura dialogica che lascia poco spazio alle incertezze degli spettatori; la parola offre una via sicura d’interpretazione, e lo stesso “mostro”, cui il film lascia un ampio spazio monologante, finisce con lo psicologizzare troppo, verbalmente, quell’indefinito di cui si compone la paura (tanto del protagonista quanto di chi guarda).
Ed è un peccato, perchè Picchio sa benissimo creare mondi attraverso le immagini: un “oltre” magnetico resiste e si avverte, nonostante i 14 giorni di lavorazione ed il limite di pressioni/vincoli produttivi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...