FREAKS (1932) di Tod Browning

freaks_olgaTitoli di testa: dopo alcuni secondi, una lacerazione improvvisa strappa via la parola “Freaks”. Così si apre il film di Tod Browning, e questi titoli così particolari, traumatici, sono un’indicazione di ciò che stiamo per vedere: una ferita che squarcia il sistema-cinema familiare in cui i nostri occhi hanno riposato fino ad ora.
Lo strappo sullo schermo non è dissimile dall’occhio tagliato di Un chien andalou di Buñuel: Freaks è un film sovversivo che libera la realtà dai significati preordinati per restituircela come danza in cui la deviazione e l’ “anormale” compongono un’armonia di purezza.

Tod Browning fu giustamente chiamato dai surrealisti “l’angelo del bizzarro”: è con occhi angelici che filma i suoi mostri. La sua macchina da presa si posa sulle deformità per restituirci una visione spirituale: l’anima dei Freaks, la loro natura infantile e innocente. Impossibile non commuoversi di fronte al girotondo di creature quando l’obbiettivo ce le rivela nascoste nell’erba, così simili ai fiori o alle farfalle. Browning non ha paura di mostrarcele immerse nella luce solare, mano nella mano, in piena comunione col creato: una visione quasi religiosa. L’occhio di Browning è pieno d’amore, ed è proprio la purezza del suo amore a consegnarci dei “Freaks” non santificati, ma umani in ogni sentimento. La loro gioia, la sofferenza, la rabbia, il piacere, vengono vissuti dal mostro con una verità di cui il “normale” non è più capace.
Nella bellezza di Olga Baclanova si insinua la corruzione: O Rose, Thou are sick, cantava William Blake; mentre l’orrore della deformazione diviene chiarezza di spirito. Non può non venire in mente David Lynch, che di Browning ha ereditato la veggenza, e il suo vagheggiamento dell’anomalia: “c’è bellezza in una ferita”.

Browning allestisce il suo breve melodramma in forma di episodi brevi, sogni lucidi che diventano parti di un racconto onirico in cui nulla assomiglia al nostro reale rassicurante. L’universo dei Freaks è separato, vivido, dotato di coordinate proprie: una minaccia per il mondo dei normali, che reagiscono esercitando le più grandi crudeltà.
Browning filma il sorriso “osceno” del diverso che osa vivere e godere; la sua mdp ne riprende frontalmente l’innocenza. L’adolescenza del regista, vissuta come contorsionista e clown nel circo dei Ringling Brothers, lo rende lo sguardo più vero, privo di pietismo ed ipocrisia, in grado di avvicinarsi con primi piani puliti e per questo insostenibili. Scrisse dopo la prima a NY, nel 1932, il critico del New York Times: “…un film eccellente e orribile. Non si sa se appartenga al cinema o al manicomio.”

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2 thoughts on “FREAKS (1932) di Tod Browning

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