OUIJA 2: LE ORIGINI DEL MALE di Mike Flanagan

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Qualche giorno fa mi è capitato di leggere una recensione elogiativa di Ouija 2 in cui Mike Flanagan (autore, tra gli altri, dei notevoli Absentia e Oculus) veniva definito un regista horror “affidabile”. Credo che l’affidabilità sia il peggior insulto per chi voglia praticare il genere; eppure è una qualifica appropriata per il Flanagan di Ouija 2, prodotto di consumo convenzionale, ordinatamente allineato con le esigenze del mercato.
Ed è questo il motivo della mia personale delusione: vedo in Flanagan un talento sprecato per l’horror perfettamente “franchisezzato” qual è quello attuale: un genere che si muove lungo coordinate stabilite, con storie, personaggi e tòpoi talmente familiari e riconoscibili da risultare inoffensivi, anche se visivamente curati.
Ci sembra di aver assistito a Ouija 2 ormai cento volte: il racconto di una madre sola o single (elemento originale di Babadook, che diviene routinario in tanti film successivi, inclusi The Conjuring ed il recente Shut In), il clima di difficoltà familiare, le problematiche infantili/adolescenziali dei figli che si prestano a metafora orrorifica, il “demone” (reale, o illusorio, o entrambi) pericoloso soprattutto in quanto mina la coesione della cellula familiare.

L’horror contemporaneo si agita in una stanza chiusa, tra mura tematiche che lo soffocano e rendono ordinario, nonostante, come nel caso di Ouija 2, Flanagan non perda il desiderio ludico e la voglia di insinuare, all’interno di uno standard produttivo rigido, l’immagine-scheggia impazzita: una improvvisa visione di bellezza, una sequenza suggestiva e finalmente priva di senso in cui il nostro immaginario possa trovare respiro. Oujia 2 ha almeno un paio di sequenze folli e inattese, la cui bizzarria non trova giustificazione (per fortuna) nell’economia del racconto: sono visioni di puro turbamento estetico ed emozionale (una delle due sequenze ha una forte eco baviana, espressa attraverso i lunghi capelli della protagonista che si agitano per effetto del demoniaco), vuoti narrativi in cui lo spettatore si sente, per pochi secondi, finalmente smarrito.
Flanagan possiede un sofisticato tocco personale, come si evince dall’uso insolito dei piani all’interno della stessa inquadratura, dalla cura luministica e da una gestione rarefatta del tempo (che lo rende lontano dai ritmi industriali di un Wan). Tutte qualità vanificate in un film tristemente deludente, squalificato non solo da una pessima cgi ma anche dagli immancabili “spiegoni” dialogici offerti al pubblico: la vera piaga delle franchise, un espediente che addomestica e depotenzia l’indistinto sovrannaturale messo in scena, a favore di una fruizione più facile ed allargata.

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One thought on “OUIJA 2: LE ORIGINI DEL MALE di Mike Flanagan

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