CODICE CRIMINALE di Adam Smith

trespass***
La storia del cinema è piena di personaggi sgradevoli i quali, sullo schermo, riescono ad acquistare quasi una luce di grandezza: personaggi sporchi, cattivi, del tutto privi di un chiarore morale, ma in grado di turbare le nostre certezze. E sicuramente l’intento di Adam Smith, il cui Codice Criminale (Trespass Against Us) ha nauseato parecchi spettatori (basta uno sguardo ai commenti su IMDB) non era di velare di eroismo i propri detestabili protagonisti, né di mostrarceli come un modello alternativo di esistenza. L’errore è sempre quello di credere che i film debbano fornirci un insegnamento, una lezione morale. Adam Smith ha solo cercato, riuscendo parzialmente, di fotografare l’umanità tormentata dei propri criminali: una comunità nomade e sgangherata, incapace di redenzione, avvolta nella debolezza e guidata da Colby Cutler, patriarca duro, manipolatore, scolpito tanto dall’ignoranza quanto dall’orgoglio.

Quasi come un cattivo wellesiano, enorme e tragico, Colby (uno straordinario Brendan Gleeson) contagia con la sua ombra nera tutto ciò che gli sta vicino – a partire dal figlio Chad (Michael Fassbender): un uomo remissivo, velleitario, ad un passo dall’emancipazione dalla figura paterna.
Vi è qualcosa di irreversibile nella realtà di Chad, una contaminazione fin quasi nel sangue, che lo rende inetto e perdente; la bravura di Fassbender (un interprete portato a misurarsi con la crudeltà) sta nel farci intuire la sua grandezza inespressa, lo scarto sottilissimo che lo separa dal cambiamento.

Il regista Adam Smith ci conduce attraverso le roulottes fatiscenti, le automobili rubate, cani e animali morenti, le psicologie grottesche e primitive dei membri della comunità. Con una scelta stilistica di interessante incoerenza, Smith mescola realismo e onirismo, soffermandosi sui dettagli, sulle conversazioni, sul confronto quasi shakespeariano tra le personalità di Colby e Chad. Allo stesso tempo apre parentesi di puro action thriller, con inseguimenti automobilistici in notti illuminate dai neon dei distributori di benzina. Non mancano inaspettate inquadrature pittoriche, come il volto di Fassbender nascosto nel bosco, gli occhi luminosi tra le foglie nere; Adams è un regista di talento cui manca il dominio delle proprie numerose ispirazioni. Imperdonabile, però, il finale ruffiano, che annacqua quell’astensione di giudizio mantenuta per un’ora e mezzo senza cedimenti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...